Istituto di Istruzione Superiore G.Marconi

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L'Istituto si trova a Civitavecchia  (Roma)  in Via Ciro Corradetti n.2. Tel. 06-121124375  0766-20325 Fax 0766-22708
Tecnici e Licei

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Liceo scientifico indirizzo sportivo - Liceo Scientifico opz. sc. applicate - Tecnico Tecnologico: Elettrotecnica Elettronica Informatica Meccanica
Scuola aperta - Appuntamenti  - Sperimenta anche tu!

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di domenica: 9 - 16 dicembre 2018 e 13 - 20 gennaio 2019 di pomeriggio: 9 -17 - 23 - 29 gennaio 2019 dalle 15.00 alle 16.30 nei laboratori di Chimica, Fisica, Informatica, Disegno al computer, Meccanica, Elettrotecnica/Elettronica, FabLab dalle 15.00 alle 18.00 presentazione dell’Offerta
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Ciao Paola

paola pepi1La grande famiglia del Marconi ancora una volta è messa a dura prova da un dolore profondo e inaspettato, la nostra dolce collega Paola ci ha lasciato troppo presto. Avevamo sperato tanto in una ripresa, purtroppo non è avvenuta.

 

Il ricordo dei suoi alunni

Professoressa.

Non sono mai riuscito a dirle quanto le voglio bene. Era una persona fuori dal comune e questo lo si capiva dal suo sorriso. Sorriso che, nonostante la facessi spesso infuriare, manteneva costante nel suo viso.

Lo stesso sorriso che visi per l’ultima volta lo scorso giugno mentre mi consegnava il programma di fisica per l’esame di riparazione e mi rassicurava che sarebbe andato tutto bene, mi disse che era orgogliosa per la mia crescita e la ritrovata attenzione per lo studio. Ora voglio esprimere ciò che avrei voluto dirle, ma che il fato non mi ha permesso di dire.

Professoressa Pepi, anzi, Paola, si la chiamo  per nome, ma non per mancanza di rispetto, ma perché in questi anni di liceo avevamo stabilito un rapporto quasi di amicizia, per me lei è stata più di una professoressa, oltre allo studio della materia, mi ha insegnato ad accettare i miei errori e tornare indietro per correggerli, ad essere più educato, ma soprattutto mi è stata vicino in momenti difficili dimostrando una benevolenza e una compassione che nessun extra-familiare mi aveva mai concesso.

Ad oggi ho un’altra cicatrice nel cuore e la porterò con me nel corso della mia vita per ricordarmi di dare sempre il massimo e raggiungere i miei obbiettivi come lei mi spronava a fare, in più mi ricorderà la persona buona d’animo e rispettosa che era.

Simone Fuschini della 5ªASA

In genere non mi piacciono queste cose, parlare davanti a tanta gente di argomenti così tristi. Preferisco sempre starmene per conto mio a ricordare chi è venuto a mancare, dedicargli un pensiero senza dirlo a nessuno. Ma in questo caso è diverso. Ho deciso di parlare, oggi, perché in certe situazioni ti rendi conto della cattiveria del mondo e della vita. Essendo alunna non posso neanche immaginarmi che vita avesse, ma della professoressa Pepi ho un ricordo indelebile: era venuta a mancare una ragazza, anni fa. Non frequentava questa scuola ma faceva parte della famiglia di uno di noi. Lei entrò in classe, come sempre. Tirò fuori dalla borsa un fazzoletto e si asciugò gli occhi. Disse: "Non abbiamo avuto tempo." Non ho mai capito a cosa si riferisse, ma questa frase, oggi, ci riguarda un po' tutti. Non abbiamo avuto tempo. Chi di chiedersi come stava. Chi di mandarle un messaggio. Chi di sapere anche solo che fosse ammalata. Siamo abituati a vedere i professori come macchine informatiche pronte a mettere quattro a piacimento secondo simpatie e antipatie e medie rigidamente matematiche. Ma forse dovremmo tutti ricordare quanto i professori siano persone, umani, gente come altra gente. E quando una persona se ne va non importa quanto la si conosca. Fa male sempre. Ciò che voglio dire a tutti gli alunni di questa scuola, che come me vivono questa routine ogni giorno da anni, è che a volte si potrebbero non dire molte di quelle cose, ad alta o bassa voce, in modo offensivo o sgradito. Siamo studenti "obbligati" ad una vita che non vorremmo vivere, no? In fondo non facciamo altro che lamentarci delle "ingiustizie." Due debiti, invece di uno. Bocciata due volte, quando chi della tua stessa età quest'anno prenderà il diploma! Quattro al posto di cinque. Una nota non sempre "giusta". Si, forse le ingiustizie esistono. Ma vorrei ricordare a tutti che l'ingiustizia più grande che ci possa essere è la stessa che oggi ci fa stare tutti qui. La vita e le decisioni che essa prende al tuo posto a volte senza nemmeno guardarti in faccia. Lamentiamoci di meno. Viviamo questa scuola con leggerezza e spensieratezza. Perché sarà sempre più bello riprovarci, riprovarci sempre, anziché non poterlo più fare. Noi siamo vivi, e siamo qui per riprovarci, sempre.La professoressa Pepi lascia un vuoto anche in me. Come in tutti.

Pagano Nicoletta 3°A liceo scientifico Scienze Applicate 

Cara prof
È impressionante quanto sia difficile trovare le parole giuste in queste situazioni... uno non sa mai cosa dire...
così voglio parlare di ciò che conosco meglio...
me la ricordo seduta alla cattedra sorridente alle otto del lunedì mattina, quando neanche il più volenteroso ha le forze per riuscirci. Paziente, rassicurante.
È stata un insegnante, un'amica e forse anche un po' una madre... mi ha insegnato ad avere fiducia nelle miei capacità, a sfruttarle al meglio ad esserne sempre orgogliosi. Quello che aveva di speciale, prof, era che riusciva sempre a vedere uno spiraglio di luce in tutti, sapeva trovare del buono anche in chi, probabilmente, lo aveva sepolto sotto cumuli di menefreghismo e incuranza. Questa è una dote che le ho sempre invidiato, era sconvolgente la calma con la quale riusciva a gestire un'intera classe.
Mi piace pensare che, alla fine, tra un professore e i propri alunni non si crei esclusivamente un rapporto scolastico... lei è stata in grado di creare un legame solido, non solo fatto di compiti in classe e interrogazioni, ma anche di supporto, presenza e fiducia.
La ringrazio, per tutto ciò che mi ha insegnato. È stata un insegnate con la I maiuscola e sarà accanto a me ed ogni suo alunno per sempre.
Caprio Flavio 5ªA liceo scientifico Scienze Applicate

Non capiamo l’importanza di una persona fino a quando non l’abbiamo più con noi. Se oggi sono qui è perché l’importanza che lei aveva per noi era tanta. Per un anno intero ci ha accompagnato nel nostro percorso scolastico tra gioie, dolori, risate e bei voti. L’abbiamo conosciuta come una persona solare, con il sorriso sulle labbra e la battuta sempre pronta. Di lei ci mancheranno il suo buon profumo, il suo “Buongiorno” che bastava per tirarci fuori un sorriso. Ci mancheranno i temi insieme, leggere le pagine di racconti fantastici e bellissimi. Alla fine, nonostante tutto ci mancherà lei. Lei che era così unica in ogni dettaglio. Lei che ci è sempre stata per noi, lei che resterà per sempre con noi, dentro i nostri cuori. Parleremo di lei come una persona, una donna d’oro. Gentile e cortese con tutti. A scuola i professori non sono avversari, non dobbiamo esserlo per forza. Non dobbiamo parlare male di una professoressa con i compagni solo per sembrare migliori agli occhi degli altri. Perché quest’oggi prima di alunni, prima di persone, noi siamo qui come amici, perché lei era così, un’amica di tutti, sempre con una parola di conforto, sempre pronta a difenderci. Era e sarà una grandissima persona, per sempre. È il momento di concludere, cala il sipario. Ma sappiamo che da dietro le quinte, tra una quinta e l’altra, lei continua a guardarci, a indicarci la retta via per fare in modo che non ci accada niente di male. Ti cercheremo per sempre, nel volo di una farfalla, che leggera e bellissima si libera nell’aria e si posa sulle nostre spalle.

Grazie per ciò che sei stata, ti vogliamo bene.

La classe 2° liceo sportivo (Bastianini Alessio)

 


Il saluto della prof.ssa Milly De Iorio che come sempre sa interpretare anche lo stato d'animo di tutti noi.

Piccola e forte. Dolcissima e determinata. Discreta, tanto tanto discreta e sempre vicina, così tanto da sentirti dentro, Paola mia, anche quando non sei stata più con noi. In mezzo a tutti noi. Sì, perché in tanti, oggi, ricordavamo la tua familiarità con moltissimi di noi e averti qui, domani, nel nostro Istituto, nella nostra scuola, è una emozione straordinaria anche se dolorosissima.
La nostra scuola. Insegnare.

Ci sono realtà profonde, importantissime nella vita di ciascuno di noi, come la famiglia, i parenti, gli amici…ma per chi insegna, per chi si è ritrovato, a volte non sapresti nemmeno dire come, ma per chi si è appunto ritrovato rivestito da questo ruolo e compito incredibile di insegnare, per noi la scuola è davvero qualcosa di grande. E ti assorbe man mano che tu la fai entrare dentro di te: il mistero di ritrovarsi insegnante.

Come diceva don Milani: tu e gli alunni a camminare sul filo di un rasoio tra la vita e la società, sempre tra il fuori del mondo e il dentro della tua coscienza morale, dove silenziosamente si consuma talvolta anche il dolore e la solitudine di una coscienza che non spesso è capita fino in fondo o alla quale sembra talvolta di non avere ottenuto quanto programmato…eppure, è da tutto questo travaglio che poi ti ritrovi a partorire dei giovani “sovrani”.

Era questo il tuo scopo, il tuo fine ultimo: che i giovani apprendessero a cosa sono chiamati, che cosa di tanto grande li attende: la sovranità, che è intuire e abbracciare il senso della legalità, che è combattere contro ogni forma di indifferenza e sentirsi sempre sempre responsabili di tutto ciò che accade.

Sentirsi lì, ovunque, nella società, nel mondo, ci sia qualcuno che vede calpestati i propri diritti di essere umano. E tutto questo lo pensavi e desideravi e attuavi, guidata dall’amore per tutti  gli alunni e in particolar modo per chi ha difficoltà, o sta perdendosi ma anche per chi va avanti crescendo sempre più di anno in anno.

Quanto desideravi che andassimo da don Ciotti! Ricordi?..e lui è venuto qui, da noi a richiamare alle nostre coscienze un po’ assonnate che ciascuno di noi è qui ed è ovunque, in famiglia, in ufficio, in un negozio, non come un io ma come un noi. E sapessi come ha urlato, quando ci ha detto di smetterla di basare le nostre esistenze su contatti contatti contatti, ma di passare ad una vita fatta di relazioni. E tu questo relazionare lo hai vissuto con ciascuno di noi. Mai la freddezza e spilorceria di contatti: l’umanità, l’humanitas è relazione.

E se tu stai dentro di me con tanta forza e chiarezza è per questo tuo relazionarti, sempre. Anche quando il dare sembrava molto più consistente del ricevere, ma queste meschinità non ti hanno mai nemmeno sfiorata.

E quando abbiamo incontrato don Merola, tu eri lì, al nostro fianco, come avresti senza alcun dubbio fatto. Saresti stata lì a lasciarti riempire e colmare dalla forza morale e spirituale di questo parroco anti-camorra che inizia i suoi incontri sempre con una semplice riflessione: la differenza tra due verbi come Alzarsi e svegliarsi. Tutti ci alziamo, ogni mattina.

Tutti ci incamminiamo verso la nostra giornata. Ma quanti pochi tra noi facciamo tutto questo da “svegli”. Svegliarsi è essere presenti a se stessi.

Ecco, tu da qualche settimana non potevi più “alzarti”, un gran peso nella testa ti ha tolto piano piano la forza dei muscoli, dei nervi, la capacità fisica di “alzarti”…eppure, mai come ora sei stata “sveglia”, col tuo viso dolcissimo e sereno, col tuo sguardo che ha accompagnato tutti noi e in particolare i tuoi cari fino alla fine.

Per poi lasciarci. Ci hai lasciato eppure sei qui con forza.

Parlavi con calma e a bassa voce, ed ora conversi dentro di noi, ci parli, ci interroghi…

Da brava professoressa oggi ci interroghi e ci chiedi se questa vita vola ancora tanto bassa, da persone presuntuosamente alzate o sta piano piano acquistando sapore, profumo da umili persone che si stanno “svegliando” e che, come ci diceva don Ciotti, stanno apprendendo giorno dopo giorno come realizzare, nella quotidianità del nostro essere qui, l’unico vero straordinario comandamento che è :

“riempire la vita di vita”.


Eccoci qua, Paola mia, eccoci qua, ancora tanto lontani da questa arte che tu hai appreso ben presto, l’arte di essere fragili eppure mai così tanto forti e desiderosi di riempire di vita la vita.

Ed è così che voglio ricordarti e mantenerti viva per sempre dentro di me, dentro di noi, non solo come la nostra collega, la mia amica sorella collega, ma la mia e la nostra insegnante, la nostra maestra di vita, che come tutti i veri maestri, non spende tante parole, ma semplicemente indica una strada. E sempre con don Milani, ti voglio salutare e ringraziare, Paola mia, a nome di tutta la nostra scuola, di tuti i professori, alunni, di tutti: “Grazie, professoressa, per aver indicato e concesso uno spiraglio di luce nella mia vita”.

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