Istituto di Istruzione Superiore G.Marconi

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Israel Cesare Moscati

Grazie Israel

israel moscati

È scomparso improvvisamente, all’età di 68 anni, Cesare Israel Moscati. Regista e scrittore, ha dedicato il suo impegno alla memoria della Shoah, coinvolgendo nei progetti cinematografici e letterari studenti di tutta Italia e collaborando attivamente con il Marconi di Civitavecchia. Molte sono state le iniziative realizzate con i nostri studenti nell’ambito del Progetto Memoria, molte altre erano in programma.
Lo vogliamo ricordare con le parole degli studenti Bianca Neculau e Manuel Moscatelli e della professoressa Camilla De Iorio.
Continueremo a portare avanti l’impegno di Israel con la speranza di riuscire a coinvolgere gli studenti intellettualmente ed emotivamente come lui era sempre in grado di fare, nella convinzione che sia impossibile costruire un futuro migliore senza conoscere ciò che è stato.



Difficile tirar fuori parole, quando non sai a chi le stai rivolgendo.
Spesso ci si rivolge a sé stessi, altre volte a un “pubblico” o a una persona… Rara eccezione quella in cui mi trovo adesso, dove le parole che cerco sono per una persona che non potrà leggerle.
Voglio comunque rivolgermi a te, Israel Cesare Moscati.
Non è la prima volta che scrivo qualcosa per te, ma questo lo sai bene.
Neanche una settimana è passata, in effetti, dall’ultima volta. Ed ho scritto, quella volta, cercando di immedesimarmi in te, nei tuoi obiettivi, pensieri. Sentivo in quegli attimi di riuscire a farlo, perché nonostante le poche parole scambiate direttamente, sono sicuro di averti capito: il tuo credo, l’obiettivo che vuoi raggiungere, il perché di tante tue opere, di viaggi e ricerche.
Prima di conoscerti, circa due anni fa, mai mi ero avvicinato al tema Shoah, se non per studi scolastici. E non nascondo che i primi scritti nascessero prima dal desiderio di un bel voto che da un interesse personale. Ma ho dovuto comunque “studiarti”, e più lo facevo, più cresceva la mia stima nei tuoi confronti, più quell’interesse e quella sensibilità a un dramma che credevo facente parte solo del passato si facevano forti nel mio cuore. Il voto scolastico diveniva secondario, mentre sempre più speravo poter dire la mia negli incontri con te a scuola, e che la mia voce potesse far parte delle tue opere, dei tuoi libri e documentari.
Ricordo molto bene il primo incontro: ti chiesi, con diverse parole, se combattessi solo per il popolo ebraico o per tutta l’umanità. E forse te l’ho già detto in una lettera che, ancor più delle parole con cui mi rispondesti, mi rimase impresso il brillio nei tuoi occhi.
E non dimenticheremo neanche tutti gli altri a seguire, noi del Marconi, studenti e professori, che abbiamo pianto, messo a nudi i nostri sentimenti, il nostro imbarazzo, le nostre anime… L’una di fronte all’altra, grazie a te.
Ho dovuto parlare di me, e chiedo scusa per questo, quello che voglio dire è che tu mi hai donato sensibilità, Israel, ed è quando mi sono reso conto di questo che ho capito il tuo credo, la tua battaglia, il tuo “Per non dimenticare”: hai sempre cercato di dare a un’emozione troppo difficile una voce che potessero comprendere tutti. Hai urlato a squarciagola il silenzio di milioni di persone, cercando di coinvolgere quante più persone nel mondo, sensibilizzarle al fine di ricucire quell’enorme ferita, partendo dalle strette di mano che hai messo su schermo, di chi si odiava d’un odio ereditato dal passato, e soffriva in silenzio. E da quelle lettere che tanto pesavano nei cuori di chi le portava, a cui tu hai dato una via d’uscita, un posto e un ruolo nel mondo. Credo tu abbia già reso il mondo un po' più sensibile.
Oggi più che mai sono felice di non essermi tirato indietro quando c’era da scrivere di te o per te; triste nel pensare che questa potrebbe essere l’ultima volta.
Ora che anche tu ti illumini in quel “cielo stellato sopra il ghetto di Roma”, che tanto volevi osservare dalla sala di un cinema, ora che accompagnerai i giovani nei viaggi ad Aushwitz che avevi in programma soltanto in forma di ricordo, sembra che tutto vada a spegnersi, la fine di un viaggio. Non è così.
Voglio dirti una cosa, Israel, che magari sentirai adesso, mentre la scrivo, oppure leggerai con gli occhi di qualcun altro: ci stai riuscendo, la tua battaglia si concluderà con una vittoria, e anche se non sarai in prima linea poco importa, altre orme seguiranno i tuoi passi, altri cuori porteranno le tue speranze e ambizioni, altre voci intoneranno le tue parole, poiché ora sei divenuto parte del tuo stesso sogno, fai anche tu parte di ciò che, per ricordare il futuro, non deve essere dimenticato.
Per non dimenticarti.
Manuel Moscatelli

Caro Israel, sono senza parole. Sono appena venuta a conoscenza della straziante notizia. Sono ancora investita da un turbine di sentimenti che devo ben decifrare, magari scrivendoti riesco a fare ordine dentro di me.
Sono ormai sei mesi da quando ho avuto la fortuna di conoscerti grazie alla professoressa Milly, che non smetterò mai di ringraziare in tutti i modi. E da allora è stato tutto un crescendo, una dolce melodia che aveva come repertorio le parole. La tua parola preferita era emozioni, questo era il tuo obiettivo. Trasmettere emozioni, e ricordare. Ricordare il dolore, la Shoah, responsabilizzare i giovani di oggi su questo delicato argomento. Un cuore pieno di dedizione per quella che era la tua missione, come hai sempre detto tu. Non riesco nemmeno a scrivere tutto ciò pensando di dover mettere tutto al passato. Non riesco a mandare giù questo amaro e inaspettato boccone. Non ti sei mai fermato davanti alle avversità, davanti alle sfide, davanti ai problemi. Hai sempre cercato di fare di tutto affinché il tuo amore per il cinema si trasformasse in insegnamento, parole, ricordi, testimonianze. Lavorando assieme a te ho messo a fuoco davvero quella che è la mia vera indole, la mia vena artistica. Mi hai dato modo di scoprire pezzi di me tramite la scrittura che nessuno aveva mai fatto. Ora sono più che convinta che il talento non va sprecato, così come la forza di volontà. L’amore per le emozioni, per le tue emozioni, per le nostre emozioni… Quelle che tu hai sempre cercato di regalarci.
Ho intenzione di mandare avanti tutti i nostri lavori, i progetti, i tuoi ricordi. E non sarò sola. Faremo di tutto affinché il mondo non dimentichi la Shoah, e soprattutto non dimentichi te.
Ogni volta che scriverò qualcosa ti avrò sempre in mente. Avrò sempre impresse le tue parole.
Vorrei dedicarti altri pensieri, ma le lacrime stanno prendendo il sopravvento, spero che tu possa capire.
Grazie di tutto, Israel.
Con affetto,
la tua Bianca.

27 settembre 2019
Ad Israel Cesare Moscati.
Mercoledì sera. Finalmente riusciamo a sentirci al cellulare. Le tue ore non sono mai le mie e spesso ci siamo rincorsi nell'arco di una giornata per sentirci e... progettare iniziative, che andavano sempre moltiplicandosi all'infinito.
E poi comunque, dopo tanti voli, con te si atterra sempre.
Ecco: mi hai insegnato a volare tra Cielo e terra, tra idee fantastiche e poi la realtà.
Ma con te, la Realtà acquista sempre una dimensione eterna: per la tua fede e per l'eternità della Memoria della Shoah.
L'eternità della Memoria di quelle pagine assurde, tragiche, orrende che noi uomini siamo stati in grado di scrivere…
Caro Israel....
queste le mie prime parole balbettate con vergogna e timore nella lettera che ti scrissi, dopo aver visto "Alla ricerca delle radici del Male". Da lì un'amicizia inaspettata, sempre più intensa, fatta di intuizione, emozioni, sensazioni immediate e riflessioni.
E starti dietro non è facile. In una sola telefonata, ecco un progetto e poi un altro e poi un altro ancora. Per farne uno ancora diverso! Ma splendido, e sempre con i ragazzi nel tuo cuore. Loro, solo loro devono essere i protagonisti, perché loro sono come sentinelle che devono vegliare sulla Memoria.
Starti dietro non è facile.... e così è oggi, 27 settembre 2019: te ne vai così, all'improvviso, lasciandoci tutti con gli occhi verso il Cielo. E verso i tanti lavori iniziati, quasi conclusi, che parlano di un amore forte ,sempre più forte verso gli alunni delle scuole, che a migliaia e migliaia hai visitato.
Anche la nostra, il Marconi di Civitavecchia si è incontrata con te. E tu l'hai cercata, accolta, amata, servita, mettendo a disposizione il tuo essere regista, e scrittore.
I ragazzi si sentivano interpellati, scossi, ma soprattutto AMATI. Questo te lo ho sempre ripetuto. E te lo ripeto e so bene che mi ascolti, mi senti.
Se solo una briciola di quell'amore che tu hai fatto sentire ai nostri alunni fossimo capaci anche noi insegnanti a far pervenire nei cuori dei giovani, di fronte ai quali ci ritroviamo ogni mattina...
Se solo una goccia di tanto amore, dolcezza, tenerezza che tu hai fatto avvertire a ciascuno di loro anche noi docenti riuscissimo a versare sui loro cuori, sono certa che l'Umanità sarebbe ben diversa.
E leggere le lettere che loro, i giovani, ti hanno scritto all'indomani del documentario visto e -o del libro letto, mi ha interrogato ancora una volta. Quelle lettere, che leggevo e leggevo, sono state una bufera. Una tempesta per me. Che ricchezza immensa abbiamo innanzi a noi ogni giorno, e quanto possiamo essere invece poveri, poveri e meschini insegnanti ogni qualvolta questa ricchezza la trasformiamo in numeri, giudizi, domande e risposte giuste o errate...Tu li hai conosciuti e amati, tirando fuori, da quell'involucro talvolta troppo duro, apparentemente sgraziato, poco educato, timido o forse eccessivamente spavaldo, quanto c'è di più bello e prezioso e delicato nell'animo di un giovane, di un alunno.
E il tuo potere era tutto nascosto nel tuo esserti messo, un giorno, a servizio della Memoria della Shoah.
Mi hai detto l'altra sera: "Camilla, ci sentiamo mercoledì sera, dopo lo Shabbat e il Capodanno ebraico."
Ci vediamo, Israel. Ci vediamo oggi, mercoledì... ci vediamo sempre. Come al solito: con mille progetti, volando volando in alto, come sentinelle che vegliano sul passato e che amano immensamente il presente, guardando con Fiducia e Amore il Futuro... che, come recita il titolo del tuo libro, non può essere dimenticato. Sì, il Futuro di tutti noi. Grazie Israel
Camilla De Iorio

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