Al Marconi un toccante flashmob contro i femminicidi

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In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la nostra scuola, l’istituto Guglielmo Marconi, ha organizzato un flashmob: un breve, ma importante momento di riflessione e sensibilizzazione su un tema purtroppo profondamente attuale. L’iniziativa ha voleva promuovere consapevolezza e sottolineare l’importanza di riconoscere e contrastare ogni forma di violenza.

Durante l’evento, sono state presentate diverse performance che, ognuna attraverso linguaggi differenti, hanno saputo trasmettere un messaggio di attenzione e rispetto riguardo a questo tema.

Per il flashmob è stata scelta la canzone “Zombie” dei Cranberries, un potente grido contro la violenza, in questo caso di genere. Interpretato dalla voce femminile di Valeria Esposito della classe 3A Informatica, esibitasi sulla base suonata da Leonardo Cigliano e Mattia Ruello della classe 1CSA; il brano e la coreografia di Marta Fiorentini e Ginevra Brusselles della 5BSA hanno contribuito, poi, a sensibilizzare il pubblico che ha mantenuto attenzione e silenzio per tutta la durata dell’evento.

La musica ha creato un’atmosfera tagliente ed ha aiutato gli spettatori a concentrarsi su questa tematica, spesso discussa ma non sempre affrontata con la giusta sensibilità, e a riflettere sulle numerose tragedie che accadono ogni giorno non solo qui in Italia, ma in tutto il mondo. La violenza di genere va fermata. Tutto questo deve finire.

La coreografia messa in scena, presentata dalle studentesse Marta Fiorentini e Ginevra Brusselles,  ha affrontato con coraggio e sensibilità il tema importante della violenza di genere. Le due ragazze hanno interpretato i ruoli di aggressore e vittima: una era l’uomo che usa la forza, l’altra la donna che subisce. I loro movimenti erano studiati per mostrare la lotta, il controllo e la grande sofferenza che c’è in queste situazioni. Le ragazze hanno alternato movimenti forti e decisi (quelli che comandano e schiacciano) a movimenti più deboli e spezzati (quelli che hanno paura e cercano di scappare). Tutto questo ha trasmesso un’emozione fortissima a chi guardava. La danza ha avuto un impatto così grande perché ha reso il significato della canzone molto più chiaro e potente. Usando il corpo, le ballerine sono riuscite a far “vedere” la violenza in modo diretto, come se il pubblico la vivesse “in prima persona”. Per questo motivo, tutte le persone presenti hanno reagito con grande serietà e attenzione.

Uno dei momenti più intensi della giornata è stato quando sono state letti alcune proverbi e detti popolari offensivi rivolti da sempre alle donne, come ad esempio “donna schiava, zitta e lava”. Parole che spesso vengono usate come battute o ripetute senza pensarci, ma che rivelano quanto la mancanza di rispetto sia ancora considerata normale e quanto, invece, il rispetto sia la base delle nostre relazioni. Sentirle pronunciare ad alta voce  ha fatto capire quanto possano ferire e quanto il linguaggio contribuisca a diffondere una cultura in cui viene sminuita la donna.

La lettura è stata fatta da Giulia Massi della 1DSA e Asia Ricciardi della 1CSA, che sono riuscite a mantenere un tono serio e deciso, rendendo il momento davvero forte. A rendere il momento  ancora più forte  c’era la musica suonata  da Leonardo Cigliano e Mattia Ruello, che ha creato un’atmosfera davvero carica di emozione.

Durante la performance è stato letto anche un testo che raccontava del femminicidio di Teodora Kamenova avvenuto a Civitavecchia, scelto per ricordare che la violenza sulle donne non è un fatto lontano o raro ma che succede davvero e spesso nasce da situazioni di controllo, gelosia, maltrattamenti e incapacità di accettare la libertà dell’altra persona.  Il messaggio era chiaro: queste tragedie non arrivano dal nulla, ma si sviluppano nel tempo, dentro relazioni già segnate dalla mancanza di rispetto.

L’obiettivo dell’iniziativa era proprio questo: farci capire che il linguaggio non è mai solo linguaggio. Le parole contribuiscono a formare mentalità e atteggiamenti e cambiare il modo in cui parliamo è un primo passo per cambiare anche il modo in cui viviamo. La giornata si è conclusa con un’idea semplice ma importante: non basta parlarne una volta l’anno. Bisogna continuare a educare, confrontarsi e costruire un ambiente in cui il rispetto sia davvero alla base di tutto.

di Federico Asciutti, Stefano De Vanni, Noemi Loria e Lorenzo Sibio  (3A Informatica)